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Pungent Stench: Rot Art

UNA NOTTE ALL'OBITORIO DI VIENNA

La quintessenza del politicamente scorretto quando il politicamente scorretto nemmeno esisteva. Dalla periferia del pianeta metal, l’Austria, tre avanzi di obitorio se ne escono nel 1990 con un album che è marciume, putrescenza, eccesso e provocazione. “For God Your Soul… For Me Your Flesh”. Indecenza e oscenità, ci mettono appena 41 minuti a conquistare le membra e a fare strage di cuori borchiati. Da lì in poi si sviluppa una carriera cangiante ed eterodossa, della quale neppure i Pungent Stench sembrano avere il pieno controllo. Si impregnano di blues e di groove, inscenano parafilie e devianze sempre più abbiette e deprecabili, e infine si scompongono fino all’estinzione. Martin Schirenc da una parte, Alex Wank dall’altra, fratelli coltelli sempre in guerra e nel mezzo un album postumo (“Smut Kingdom”) che fotografa una band che non aveva affatto esaurito la propria parabola.    

Contenuti:

1. Blood (1988 – 1990)
2. Pus (1991 – 1994)
3. Gastric juice (1995 – 2004)
4. The testament of Stench

1 – Blood

Adoro i Pungent Stench, lo dico subito, gioco a carte scoperte per evitare di fare il narratore esterno, terzo e asettico, che mette chirurgicamente in fila fatti cronachistici. Questo non significa che ogni mio giudizio non cerchi di essere il più obiettivo possibile, ma è pur vero che nutro simpatia per questi sciroccati austriaci. Terra particolare l’Austria, non esattamente l’epicentro dell’heavy metal, eppure ha dato i natali a band assolutamente atipiche ed eterodosse, penso ai Disharmonic Orchestra, agli Angizia, ai Belphegor, proposte decisamente peculiari, ricche di sfumature, estremismi concettuali e sonori, visioni musicali del tutto personali. Alla cricca vanno aggiunti i Pungent Stench che a partire dal 1990 piombano sul panorama death metal europeo come un attacco di ferale peste nera. Si tratta letteralmente di vapori mefitici e putridume nauseabondo, perché questo è il biglietto da visita del trio viennese quando irrompe nei negozi con “For God Your Soul… For Me Your Flesh”, titolo alquanto emblematico di per sé, praticamente un manifesto concettuale. Già dall’88 circolavano demo, split ed EP ma è questo il full-length che li segnala al grande pubblico (metal), grazie anche al contratto con la Nuclear Blast. E’ nell’88 infatti che Martin Schirenc (voce e chitarra), Jacek Perkowski (basso) e Alex Wank (batteria) danno vita al trio Pungent Stench, ma è in realtà già dall’87 che Schirenc e Alex Wank, fuoriusciti dai Carnage, concepiscono il progetto. All’88 ci arrivano con una decina di pezzi già scritti ed elaborati, e infatti ad aprile di quell’anno viene inciso il primo demotape “Mucous Secretion” (riedito nel 2020 e del quale trovate una mia recensione su True Metal) con cinque di quelle canzoni e un po’ di sample da La Casa di Sam Raimi. 250 copie su cassetta mettono agli atti il primo vagito ufficiale dei Pungent Stench. La cassetta diventa virale tra i tape traders. Appena un anno dopo firmano con Nuclear Blast, estasiata dai loro delicatissimi live set, e la prima pubblicazione sotto etichetta è uno split con i connazionali Disharmonic Orchestra (già trattati su Elder’s Orient). Quindi un EP e infine ad aprile 1990 (a casa Stench aprile è il mese fortunato) esce “For God Your Soul… For Me Your Flesh”.

L’album si impone per la sua sfrontata rozzezza. La prima impressione è molto venomiana, nel senso che questi tre brutti ceffi non fanno alcun mistero di saper maneggiare moderatamente gli strumenti ma ci costruiscono sopra ugualmente un’epopea dell’orrido e del gore. Efferati, financo un po’ strafottenti ma con un’urgenza espressiva che va oltre la perizia strumentale. I testi sono adeguati alla musica, cannibalismo, bassa macelleria, necrofilia, devianze psicotiche e tanto umorismo nero, anzi giallo-verde, lo stesso colore della bile e dei vari succhi gastrici che colano lungo la scaletta (che ha tra i suoi pezzi pregiati un brano intitolato proprio “Blood, Pus And Gastric Juice”). Schirenc alle vocals mugugna e fa versi da subumano, ma forse il climax assoluto lo si raggiunge a mio avviso nella title-track, pezzo parossistico e surreale che si concede persino dei mini assoli strumentali nel finale, i quali evidenziano tutta la pochezza esecutiva dei Pungent Stench. Ma loro sono come quel calabrone che non sa di non avere un fisico aereodinamico inadatto a volare, dunque se ne frega e vola lo stesso, calabrone 1 – fisica 0. Nel caso degli Stench, loro sono a 1 ed è la musica a rimanere a 0. L’artwork di “For God Your Soul… For Me Your Flesh” è tutto un programma (si chiama “From A Collection Of Relics and Ornaments”) e colleziona arti mutilati e ciò che rimane di un teschio. Il tutto ha un’aria quasi museale, macabra, clinica, documentaristica, fin troppo ovvia l’eco di Repulsion, Autopsy e Carcass su Schirenc, Wank e Perkowski. L’album ha una dimensione tutta sua, è poveristico, diretto ed essenziale, direi proprio scarno nella sua messa in scena del death metal, tuttavia c’è qualcosa di sinistro, di misterioso e insondabile che va oltre l’impressione iniziale, e che lo spinge “altrove”.

II – Pus

Parallelamente all’attività in studio la band si esibisce copiosamente dal vivo a fianco di Carcass, Entombed, Napalm Death, Extreme Noise Terror, Atrocity, Prong, Master. Nel 1991 (stavolta ottobre) Nuclear Blast e Pungent Stench pubblicano il secondo capitolo, rispondente al titolo di “Been Caught Buttering”. Stessa formazione, stesso sarcasmo mortifero, copertina altrettanto schifida e provocatoria (una parodia del bacio tra Leonid Brezhnev e Erich Honecker alle celebrazioni del 30° anniversario della nascita della Repubblica Democratica Tedesca del 1979) e una certa evoluzione del sound che si fa più maturo, solido, articolato e comincia a transitare dal death metal verso altri lidi. Gli Stench non sono mai stati monolitici nei loro gusti e nelle loro influenze, mescolando interessi alternativi, industrial, doom, hardcore, blues rock, fino a capricci perversi come i Mentors. “Been Caught Buttering” viene generalmente ritenuto un passo vanati rispetto all’esordio, e probabilmente lo è su di un piano assoluto, ma rimane il fatto che “For God Your Soul…” ha quella marcia in più, quell’effetto sorpresa (o “sconcerto”), quella follia iconoclasta e provocatoria che lo rende a mio avviso irraggiungibile.

Bisogna aspettare il 1993 per avere altro materiale. Si tratta di un EP, “Dirty Rhymes And Psychotronic Beats”, annunciato da una delle copertine più orrende, temerarie e di cattivo gusto che la storia della musica ricordi (che ovviamente ebbe problemi in diverse parti del mondo). Sette tracce, tra le quali due cover (Warning e Mentors), due remix spericolati e una intro chiamata “Praise The Names Of The Musical Assassins” (immagino gli stessi Stench), dunque di fatto appena due inediti: “Viva la Muerte” e “Horny Little Piggy Bank”. Il primo in particolare prefigura dove andranno a parare gli Stench del futuro, molti interessati ad un blues rotteggiante (avete letto bene), in continuo flirt con il death e con l’umorismo macabro. I remix illustrano bene il giocherellare della band con elementi elettronici, alternativi e industrial, coerentemente con le sfere di interesse degli Stench. Ad un anno di distanza dall’EP, Nuclear Blast dà alle stampe il full-length numero 3 del gruppo, “Club Mondo Bizarre” – For Members Only”, un club esclusivo al quale si accede a patto di avere uno stomaco forte e un gusto per l’eccesso. L’attenzione dei Pungent Stench si concentra sempre più sulla sfera sessuale, ovviamente intesa sui generis, dunque pratiche BDSM e pornografia weirdo. Uscito nello stesso anno di “Heartwork” dei Carcass e “Wolverine Blues” degli Entombed, c’è chi ha voluto gettare un ponte tra queste release, nelle quali le rispettive band addomesticano ed edulcorano un po’ le proprie influenze graniticamente death metal per aprirsi a suggestioni e contaminazioni anche diverse. Questo si evidenzia ad esempio attraverso strutture della forma-canzone più lineari, qualche traccia di melodia e un generale rallentamento delle ritmiche. Nel caso degli Stench poi c’è il prosieguo di influenze bluesy e boogie, ovviamente sempre in chiave Stench, dunque alquanto estrose; “Klyster Boogie”, “Choked Just For A Joke”, “I’m A Family Man”, “Rape – Pagar Con La Misma Moneda” sono un chiaro esempio di questa attitudine “and roll”.

pungent stench 3

III – Gastric Juice

Tutte le belle storie metal a un certo punto inciampano. Nel 1995 la band inaspettatamente splitta. Dissidi interni? Mancanza di interesse? Sollecitazioni musicali diverse? Quel che sappiamo è che lo stile Pungent Stench è piuttosto variato nel tempo. Seppur sempre riconoscibile per attitudine nera e sporcizia, la band è partita da uno death-gore per poi approdare quasi ad un blues ‘n’ roll, e a questo va aggiunto che la metà degli anni ’90 erano un periodo complicatissimo per stare a galla e tenere la barra dritta, musicalmente parlando. Nuclear Blast non si arrende all’evidenza o comunque cerca di spremere la mucca finché ha latte, nel 1997 pubblica così la raccolta “Praise The Names Of The Musical Assassins”, con estratti dallo split con i Disharmonic Orchestra, dai demotape, dagli EP, dalle compilation; chicche varie insomma diventate pure di difficile reperibilità, e infatti la release ottiene un discreto consenso. Nel frattempo Schirenc mette in piedi gli Hollenthon, ennesima variazione/contaminazione di atmosfere di base death metal col symphonic, il folk e la melodia. Pubblicherà tre album e un EP tra il 1999 ed il 2009. Per poi passare agli Zombie Inc. (due album, 2011 e 2013) più prettamente death, anzi zombie metal. Bisogna invece attendere il 2001 perché l’entità Stench riprenda corpo e forma. Perkowski nel frattempo ha lasciato e il basso viene preso in carico da Mario Klausner dei cugini satanici Belphegor.

“Masters Of Moral – Servants Of Sin” riprende il discorso da dove gli Stench si erano interrotti, anche se un certo rinvigorimento del sound si nota. Non è più il death metal delle origini ma i Pungent Stench non sono neanche diventati una cover band di Eric Clapton, il gusto sferzante della provocazione, dell’orrido e del sarcasmo più cinico e violento rimane inalterato e musicalmente le frustate ci sono eccome. I tre si presentano vestiti da preti, il booklet è pieno di foto sotto i crocifissi e circondati da bambini. Basta fare uno più uno per capire chi stanno accusando e di cosa. L’album è un manuale di anticlericalismo militante, con titoli inequivocabili, ma soprattutto è un gran bel disco dei Pungent Stench tornati “alive and kicking“. Che la situazione non sia facile comunque si vede, non solo passano tre anni prima di un nuovo album, ma il ruolo del bassista è nuovamente cambiato, stavolta c’è Fabio Testi (non l’attore), ma è solo sui crediti del booklet perché in studio in realtà suona tutto Schirenc.

“Ampeauty” (2004) spinge ancora un passo oltre il concetto di cattivo gusto e indecenza, praticamente l’alfa e l’omega dei Pungent Stench. Si tratta della coerente prosecuzione di “Masters Of Moral – Servants Of Sin”, magari leggermente meno spumeggiante, ma anche più cupo e perverso, con tematiche che ora si spostano sul fetish e sulle parafilie collegate alle amputazioni. La traccia d’apertura è intitolata a Lynndie Rana England, militare americana e criminale di guerra, l’aguzzina di Abu Ghraib, carcere nel quale torturava i prigionieri iracheni come bestie e verso i quali poi dichiarò di non provare alcun rimorso. Il titolo di “Lynndie (She-Wolf Of Abu-Ghraib)” fa il verso a Ilsa, She-Wolf Of The SS (da noi Ilsa La Belva Delle SS), film fondamentale della cosiddetta nazisploitation del 1961 con la bombastica Dyanne Thorne, humus perfetto per le visioni marce dei Pungent Stench. Come il disco precedente, “Ampeuty” alterna sfuriate grezze e zozze con momenti più aperti, bluesy e melodici, dando origine ad una mistura tutta peculiare e ascrivibile alla band nel suo stadio di maturità (per quanto ciò possa suonare come un ossimoro).

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IV – The testament of Stench

Gli Stench si trascinano dilaniati da dispute interne ed esterne (con label e perbenisti) fino al 2007, poi implodono per una seconda volta. Schirenc tuttavia promette che non sarà la fine dei Pungent Stench, un altro all’album era stato registrato e prima o poi in qualche forma o modo verrà pubblicato. Si riattiva nel 2013 assieme a Danny Vacuum al basso e Mike G. Mayhem degli Hollenthon alla batteria, mettendo in piedi il progetto The Church Of Pungent Stench, col quale si esibisce dal vivo cercando di scansare le prevedibili frecce legali legate al parziale utilizzo del monicker, ancorché modificato. A Wank però l’aggiunta della Chiesa accanto al nome Pungent Stench non convince granché e annuncia scontri tribunalizi. A suo dire Schirenc gioca col vecchio nome degli Stench alludendo e ammiccando ad una sorta di reunion, cosa non vera per la mancanza stessa di Wank. Nel bel mezzo della guerra i due litiganti devono perlomeno aver trovato il tempo di fare una tregua e lasciare che Dissonance Productions pubblicasse “Smut Kingdom”, il famoso album postumo degli Stench registrato nel 2007. Al basso altra faccia nuova, Gregor Marboe, pure lui transitato dagli Hollenthon. “Smut Kingdom” è un caso rarissimo di album di una band che formalmente non c’è più e che è clamorosamente bello. Ascoltandolo viene da chiedersi perché diavolo questi bambini dell’asilo non abbiano trovato un modo per sotterrare i ciucci di guerra e non si siano dedicati unicamente alla musica, se il livello di creatività ed ispirazione era ancora così alto, quasi 40 anni dopo il loro debutto con “For God Your Soul…”. Dai sacrifici umani aztechi ai mille riferimenti sessuali, dalla reincarnazione in forme bestiali alla pornografia conclamata (che fa da titolo al disco), dalle sexy jihadiste con le cinture di esplosivo al posto dei reggiseni push up all’Opus Dei, dai traditori multiculturali e interrazziali al consumismo che ci trasforma tutti in zombie, i testi dei Pungent Stench sparano contro tutti ad alzo zero, con la consueta ironia crassa e impietosa, conditi da una vera e propria ossessione per il sesso (malato). Ciò che rimane oggi degli Stench è questa manciata di strampalati album fatti di estremismo sonoro e concettuale, sarcasmo, ironia e volgarità, nonché l’opportunità di vedere dal vivo Schirenc esibirsi come Schirenc Plays Pungent Stench, per altro assieme al figliol prodigo Jacek Perkowski.

Questi austriaci mi hanno dato da riflettere, oltre a molte ore di musica tanto perversa quanto accattivante e genialoide. A loro ho concesso molto di più di quanto abbia concesso ad altri. Ho sempre trovato di una cretineria sesquipedale i testi (e gli atteggiamenti) di band come i Manowar o i Deicide, la misantropia narcisistica di molto black metal, il machismo del glam, indirettamente proporzionale alla quantità di make-up; eppure, a ben vedere, molte delle liriche scritte dagli Stench sono di una imbecillità colossale. Umorismo oro-genitale, nero e spietato quanto si vuole, ma anche puerile e abbastanza agghiacciante se letto ad esempio dalla prospettiva di una donna. Pare di leggere il diario di uno squilibrato serial killer e delle sue marce imprese fuori e dentro da un set porno. Eppure il verbo degli Stench non mi è mai risuonato così irritante, perché per qualche motivo tra le righe percepivo altro, esattamente come nei trattati di patologia clinica dei Carcass intravedevo un’ironia macabra, una forma di rivolta verso certa ipocrisia, la voglia di scioccare per scuotere le coscienze, o forse anche solo di non prendersi realmente sul serio e gridare che divertirsi non è mai stato un peccato capitale. Ma tutto questo potrebbe essere un gigantesco alibi creato dalla mia testa per giustificare la simpatia verso i Pungent Stench a fronte di una spiccata antipatia verso Joey De Maio o Glen Benton, a cui non ho perdonato una virgola. Un doppiopesismo che ammetto senza infingimenti. Capita solo a me?



Discografia Relativa

  • 1990 – For God Your Soul… For Me Your Flesh
  • 1991 – Been Caught Buttering
  • 1993 – Dirty Rhymes And Psychotronic Beats (EP)
  • 1994 – “Club Mondo Bizarre” – For Members Only
  • 1997 – Praise The Names Of The Musical Assassins (compilation)
  • 2001 – Masters Of Moral – Servants Of Sin
  • 2004 – Ampeauty
  • 2018 – Smut Kingdom

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